LA FASE DUE DEGLI INDICI FINANZIARI: DENTRO IL VORTICE DELLA RIPRESA. MA E’ VERA GLORIA?

“Le discese ardite e le risalite…”

Chissà se Battisti e Mogol, nel 1972, avevano davanti agli occhi qualche grafico di borsa quando utilizzarono questa frase per uno dei loro più grandi successi... E' certo però che il celebre refrain si sposa perfettamente, ancora oggi e dopo tanti saliscendi, con l'andamento delle quotazioni degli ultimi mesi.

 

Partiamo con le discese.

Non era mai successo, in oltre 100 anni di mercati finanziari, che l’indice dei 500 titoli azionari USA (S&P500, il più importante e seguito al mondo) accusasse un calo del 35% in appena 23 sedute di contrattazioni (19 febbraio-23 marzo). Neanche le cadute del 1929 e del 2008 erano state così repentine!

Tutta colpa della emotività e della paura per le conseguenze sanitarie ed economiche del Covid-19 o c’è stato altro?

Molti analisti concordano su almeno tre fattori tecnici aggiuntivi:

• L'effetto leva: molti investitori negli ultimi tempi hanno acquistato azioni facendosi prestare i soldi dalle banche (approfittando dei bassissimi tassi d'interesse) e mettendo le azioni acquistate a garanzia. Fintantoché i mercati salivano tutto bene, poi, quando i mercati hanno iniziato a scendere e le azioni perdevano di valore, le banche hanno richiesto nuove garanzie o sono state costrette a vendere le azioni per recuperare i margini, innescando così un meccanismo autoreferenziale per il quale più le azioni scendevano e più le posizioni venivano vendute (in gergo tecnico "margin call");

• Il boomerang della volatilità: molti gestori patrimoniali e fondi d'investimento usano la volatilità come principale parametro per misurare la rischiosità del mercato. Quando questa, misurata soprattutto attraverso l'indice Vix, era bassa, i portafogli erano pieni di azioni; quando poi, a partire da metà febbraio, la stessa si è impennata passando da livelli di 15 a valori superiori agli 80 punti, i gestori sono stati costretti a vendere massicciamente azioni: quella che doveva essere una semplice spia rossa del panico è diventata a sua volta causa del panico sui mercati;

• La strategia "risk-parity": alcuni fondi d'investimento anche molto grandi, (si pensi al fondo "AllWeather" di Ray Dalio), non costruiscono il portafoglio con tecniche tradizionali (ad esempio 50% azioni e 50% obbligazioni), ma in base alla rischiosità delle varie classi di strumenti finanziari utilizzate. La loro impostazione richiede, dunque, che le “assetclass” in portafoglio abbiano lo stesso rischio. In questo modo, però, quando la volatilità di una singola componente come le azioni si è impennata, la strategia ha dovuto ridurre (e ciò avviene automaticamente) la parte di azioni in portafoglio per mantenere lo stesso profilo di rischio di partenza. Ecco qua un ulteriore motivo di vendite.

 

E le risalite?

Facciamoci aiutare dalla statistica.

Dal 1950 al 2018 ci sono state 11 fasi di ribasso dopo che l’indice S&P 500 aveva raggiunto i suoi massimi storici (come il 19 febbraio scorso…): in 7 di queste cadute è bastato un anno perché si ritornasse ai precedenti record. In due casi invece c’è voluto molto più tempo: nel 2000, dopo lo scoppio della bolla di internet, si è ripartiti solo dopo 3 anni, e anche dopo il fallimento di Lehmann Brothers, nel 2008, sono stati necessari 6 anni per rivedere i massimi storici.

Un caso che fa ben sperare è anche quello più recente: dal 21 settembre al 21 dicembre 2018 l’indice perse il 17%, ma già quattro mesi dopo aveva recuperato tutto.

Sempre la statistica conferma la natura di questi saliscendi: più sono violenti e concentrati in poco tempo, e maggiore è l’entità della fase successiva, proprio come succede sulle montagne russe!

Ed è così che anche ai giorni nostri sta capitando qualcosa di simile. Nonostante le nere previsioni che ci parlano di recessioni mondiali e di crisi economica, stiamo assistendo ad un recupero che sembra quasi miracoloso: dai già citati minimi del 23 marzo, in due mesi, il rialzo medio dei mercati è stato del 20%, con punte superiori al 30% per alcuni settori, come la tecnologia ed il biotech.

La “legge della pazienza” sembra confermata: Il comportamento dell’investitore che mantiene o acquista azioni durante queste fasi di mercato, che riesce a silenziare il rumore di sottofondo e si concentra sugli obiettivi di lungo termine, sovente fa la differenza tra il successo e il fallimento di un investimento. Questo è quello che conta davvero perché nessuno (nemmeno con l’aiuto della statistica) può sapere con certezza come si muoveranno i mercati in futuro e se la risalita degli indici sarà definitiva.

Perché, sempre come cantava il buon Lucio Battisti, il futuro della finanza “lo scopriremo solo vivendo”.


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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