"My name is bond, GREEN BOND"

Le obbligazioni "verdi" sono sempre più richieste  e ormai, ogni multinazionale che si rispetti, le ha messo al centro dei programmi di collocamento. 

Non è un mistero che l’aumento della popolazione globale metta sempre più sotto pressione le limitate risorse del pianeta. Temi come il riscaldamento globale, l’inquinamento dei mari, la difficoltà di smaltimento dei rifiuti e la scarsità dell’acqua, sono diventati urgenti e non più differibili: lo dimostra il fatto che la sostenibilità ambientale sia in cima alle agende di molti governi. 

La stesa Unione Europea si è attivata con il  Green Deal - l’imponente piano di stimolo fiscale per realizzare la transizione verde, e si è data l’obiettivo di diventare carbon neutral entro il 2050. Così in questo ambito hanno preso piede inziative di tipo economico (l' "eco bonus 110%" è il best seller di questi giorni...) e finanziarie, come le emissioni dei titoli green.

Ma che cosa sono i Green Bond, e come funzionano?

Letteralmente, le "obbligazioni verdi" sono strumenti finanziari relativamente nuovi, in quanto presenti sul mercato da poco più di dieci anni. I primi green bond sono stati emessi da istituzioni sovranazionali, come la Banca mondiale o la Banca Europea per gli Investimenti, poi sul mercato sono arrivati anche titoli emessi da singole aziende, municipalità e agenzie statali, per cui questi strumenti hanno conosciuto un tasso di crescita straordinario.

Il meccanismo è molto semplice in quanto in pratica si tratta della emissione di un prestito: chi lo sottoscrive riceverà periodicamente un tasso di interesse e alla scadenza il proprio capitale; sono perciò titoli obbligazionari come tutte gli altri, salvo il fatto che queste emissioni sono finalizzate a raccogliere denaro, dai sottoscrittori, che dovrà essere esclusivamente impiegato per una buona causa e per un business aziendale che abbia un impatto positivo sull'ambiente.

Questo significa che gli investitori, che possono essere sia istituzionali che privati, possono contribuire a salvaguardare il pianeta in maniera concreta e diretta, semplicemente scegliendo di puntare su aziende che hanno fatto della sostenibilità una parte integrante del business. 

I Green Bond permettono così di finanziare vari tipi di progetti con caratteristiche di sostenibilità ambientale, e qui l'elenco delle attività (fortunatamente...) è molto lungo: l'efficienza energetica, la produzione di energia da fonti pulite, l’uso sostenibile dei terreni, il trattamento dell’acqua e dei rifiuti, la mobilità alternativa, il rinnovo delle infrastrutture per i trasporti, l'edilizia eco-compatibile, solo per citare qualche esempio, fanno parte di questa lista.

Recentemente la Commissione Europea ha enfatizzato le potenzialità e il funzionamento del mercato dei Green Bond, presentando un pacchetto di misure intitolato "Energia pulita per tutti gli europei": saranno necessari ulteriori 177 miliardi di euro all’anno per raggiungere gli obiettivi individuati per il 2030 su clima ed energia, e questi nuovi meccanismi di finanziamento e di investimento potrebbero giocare un ruolo essenziale. Ancora: è proprio di questi giorni la decisione della BCE di accettare anche le obbligazioni collegate a progetti di sostenibilità ambientale fra le garanzie delle operazioni di prestito alle Banche, nel programma di aiuti varato per l'emergenza Covid-19, il PEPP.

Ma il tema è mondiale, non solo europeo:  grazie alla spinta impressa da incontri internazionali (ad esempio la convenzione " Cop21", la conferenza di Parigi sugli accordi climatici), molti stati stanno cercando di equilibrare il peso dei loro combustibili fossili con un  mix energetico, pianificando nuovi investimenti per ridurre le emissioni di gas serra; stiamo così assistendo da una parte all' ingresso nel mercato delle obbligazioni green soprattutto da parte delle grandi imprese dei Paesi Emergenti (in particolare Cina ed India), dall’altra alla crescente attenzione delle Istituzioni Sovranazionali al tema della sostenibilità ambientale.

Per quanto riguarda il primo punto, possiamo citare un dato: nel 2019, circa 50 miliardi di dollari USA sono stati emessi da istituzioni finanziarie, enti locali e grandi imprese cinesi.

Quanto al secondo fattore è significativa l’attenzione delle organizzazioni internazionali al tema della sostenibilità ambientale: tutte le principali Banche di Sviluppo (Banca Mondiale, International Finance Corporation, European Bank for Reconstruction and Development, European Investment Bank, Asian Development Bank, African Development Bank) ogni anno rinnovano il loro impegno nella sostenibilità avviando nuovi piani di emissione di Green Bond.

Per tutti questi motivi, è facile prevedere in futuro un ulteriore aumento di questi titoli in circolazione: il totale alla fine del 2019 era di 580 miliardi di dollari e secondo stime di settore, solo nel 2021, le obbligazioni green potrebbero crescere del 54%

E in Italia, come ce la caviamo? 

Piuttosto bene, si direbbe, anche se la delicatezza del tema e le (giuste) normative sulla consulenza agli investimenti non permettono naturalmente di fare nomi e cognomi.

Dobbiamo però conoscere qualche dato: secondo un report di Banca Imi, nel 2019 le nuove emissioni nel nostro Paese hanno toccato quota 5,4 miliardi di euro, una cifra quasi doppia rispetto all’anno precedente.

L’aspetto interessante è che a cominciare ad interessarsi ai bond verdi non sono solo le cosiddete "utilities", le società che prestano ad esempio servizi energetici, ma anche altri grandi colossi italiani, come banche e società legate alle infrastrutture, per cui il totale dei green bond totali attualmente in circolazione ammonta a circa 12 miliardi di euro. 

Quindi, solo belle notizie e lieto fine?

Non proprio. Se dobbiamo essere oggettivi, e parlare di numeri, è corretto ricordare che la passione per i green bond rimane comunque marginale rispetto agli investimenti in energie fossili, che secondo uno studio realizzato dal Boston Common Asset Management, hanno raggiunto i 2.000 miliardi di dollari dal 2016 al 2018, e continuano a crescere di circa 600 miliardi l’anno.

Perciò la strada, anche se segnata, è ancora lunga anche se i semafori che incontreremo in questo percorso, per fortuna, saranno sempre più... "verdi"!

 

 

 


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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