TIM, KKR, AND COMPANY...ANDIAMO A "FONDO"!

Kohlberg, Kravis, Roberts & Co., in breve KKR, Eccolo qui, sintetizzato in tre consonanti, il gruppo finanziario statunitense che da qualche settimana sta facendo parlare di sè, non solo fra gli addetti ai lavori, in virtù della sua offerta di acquisto valutata 11 miliardi, euro più, euro meno, nei confronti di TIM.

 Si tratta infatti di una vicenda che travalica la materia finanziaria e impatta direttamente gli interessi nazionali, tanto che il Governo ha messo al lavoro un super comitato di ministri e tecnici per seguire da vicino questa operazione. Vicenda che non commentiamo sul piano tecnico e politico, per concentrare invece la nostra attenzione sui meccanismi che la rendono possibile.

Questo mese prendendo spunto da un fatto di attualità e da alcune richieste di chiarimento che mi sono arrivate, cercheremo cioè di capire che cosa sono e come funzionano alcuni Fondi di Private Equity come KKR, ma anche quali sono le differenze, sostanziali, che li distinguono da altri organismi di investimento, e con i quali spesso vengono confusi, come ad esempio i classici Fondi Comuni o i cosiddetti Fondi Speculativi.

KKR

KKR, forse impropriamente "Fondo", è infatti meglio definibile come società globale di investimenti: fondata nel 1976 e, proprio in quanto società, anche quotata dal 2010 alla Borsa di New York.

Offre soluzioni di gestione in ambito finanziario, assicurativo e patrimoniale e non è perciò un fondo speculativo: l'obiettivo dichiarato è infatti quello di generare ritorni sugli investimenti grazie a un approccio prudente e disciplinato, supportando la crescita delle attuali 109 società detenute nel suo portafoglio. Il fondo vanta un team di oltre 1.700 dipendenti, consulenti e senior advisors, compresi circa 550 professionisti di investimenti.

Infrastrutture, immobili, finanza, sono i settori principali nei quali ha investito. I dati più aggiornati valutano queste partecipazioni superiori ai 400 miliardi di dollari, le quali generano ricavi annui superiori ai 200 miliardi.

Ed è proprio grazie ai ritorni generati da questi investimenti che KKR riesce ad avere la cospicua disponibilità che le permette di finanziare, a sua volta, operazioni che poi si ripagano da sole. Parliamo delle cosiddette operazioni "a leva", dove il denaro prestato a chi vuole comperare "pesci molto grossi" è con certezza  destinato a rientrare, attraverso i ricavi delle attività di business o tramite la vendita di alcuni rami. Nel 2006, uno dei più grandi acquisti a leva di sempre, 33 miliardi di dollari, fu l'acquisizione della Hospital Corporation of America (HCA) ( gestione di Ospedali) proprio da parte di KKR, in pool con Bain & Co. (consulenza aziendale) e Banca Merril Linch.

Sempre a proposito di infrastrutture, e per rendere più chiara la volontà non speculativa che sta alla base di molte delle sue operazioni, oggi si parla della acquisizione di TIM, ma è utile sapere che già l'anno scorso KKR  è entrato in Fibercop proprio a fianco di Tim e Fastweb, con il 37,5% del capitale. Fibercoop ha infatti l'obiettivo di portare entro il 2026 il cablaggio FTTH ("Fiber to the home) in più di 2.500 Comuni italiani per cui, in quest'ottica appare chiaro come, oltre all'aspetto finanziario, esista una vera e propria visione strategica di quello che possa essere nel tempo il valore aggiunto di una acquisizione "mirata".

 

I Fondi di Private Equity 

Sopra abbiamo parlato di "alcuni" Fondi di Private Equity, in quanto, ad eguale definizione, spesso non corrisponde una operatività uniforme. Ma partiamo proprio dalla definizione.

Il mondi del private equity, che potremmo tradurre in "capitale privato", è di solito una forma di investimento che ha una durata prefissata (di norma cinque anni) in imprese non quotate che presentano un alto potenziale di sviluppo, ed è effettuata prevalentemente attraverso i cosiddetti Investitori Istituzionali (i fondi comuni d’investimento, i fondi pensione, le finanziarie, le assicurazioni e le banche.) Essi, avvalendosi delle loro competenze, attraverso società appositamente costituite possono così  intercettare e canalizzare il risparmio disponibile presso i soggetti privati con l'obiettivo di ottenere, nel momento del successivo disinvestimento, un consistente guadagno in conto capitale.

Come? Con la quotazione in Borsa dei titoli della società partecipata,  con la vendita dei titoli ad un’altra società o investitore istituzionale, con il riacquisto della partecipazione da parte del gruppo imprenditoriale originario o con la rivendita a nuovi e vecchi soci. 

Per creare questo valore durante il periodo di detenzione, è perciò fondamentale  l’apporto professionale dello stesso investitore nelle attività della societàDi fatto questi partecipa alle decisioni strategiche dell’impresa apportando le proprie conoscenze ed esperienze professionali ma lasciando all’imprenditore e al management la gestione operativa. Inoltre lo stesso investitore istituzionale molte volte è una figura di prestigio dell’ambiente finanziario, fatto che comporta notorietà per l’azienda stessa e permette che il mercato le manifesti maggiore fiducia nel momento della sua futura quotazione.

Fra i comparti maggiormente in fermento su cui il private equity si concentra, eccoci di nuovo a parlare di infrastrutture: ferrovie, strade, il business della digitalizzazione  e poi il cloud e il 5g, ma, per restare in casa nostra, anche i fiori all’occhiello del Made in Italy con il settore alimentare e la moda. Un altro segmento, promiscuo, assai gradito ai fondi di  private equity, è quello delle start-up, con elevato potenziale di crescita, che gli addetti chiamano "venture capital".

Gli Hedge Funds, o Fondi "speculativi" (quando la reputazione non aiuta...)

Sopra abbiamo parlato di apporto professionale nelle aziende in portafoglio: ecco, se proprio dobbiamo definire i fondi speculativi, potremmo dire che questa caratteristica è del tutto assente nella loro attività. 

Il loro campo di azione è per prima cosa vastissimo, e deriva dal fatto che gli hedge fund investono in tutte le attività, cioè in azioni, obbligazioni ma anche nei derivati come i futures su merci e valute e hanno l'obiettivo di guadagnare il più possibile nel minor tempo possibile e in qualunque modo possibile. Per questo motivo sono guidati da gestori altamente professionali, che impiegano il denaro a loro affidato con tecniche decisamente eterogenee e sofisticate: perciò nel tempo la loro accezione consolidata è diventata quella di fondi "speculativi", ma è corretto sfatare questo luogo comune.

Hedge in inglese infatti significa “coprirsi dai rischi” e anche “assicurare” ed è proprio questa la finalità degli hedge fund: affinare strategie di copertura per proteggere i propri investimenti dalla volatilità dei mercati e, in definitiva, dai rischi. In poche parole, gli hedge fund utilizzano i soldi dei propri investitori per assicurare guadagni consistenti a rischi bassi, che è la cosa forse più lontana dalla speculazione...tant'è;  sicuramente alcuni clamorosi fallimenti del passato non hanno aiutato a migliorare la loro immagine e in tutti i casi, proprio per limitare a pochi consapevoli soggetti l'acquisto delle loro quote le Autorità di controllo hanno fissato una durata minima di permanenza (di solito da 3 a 7 anni) ed elevate soglie di accesso minimo.

   

I Fondi Comuni e le Sicav estere

In teoria tutti i fondi di Private equity potrebbero essere anche Fondi Comuni, ma nella partica pochi Fondi Comuni esercitano di fatto il private equity, in quanto la maggior parte di questi (sono decine di migliaia nel mondo) dedicano la loro attività di gestione a noi, privati investitori. 

Per cui, per tentare di spiegare l'attività del classico Fondo Comune di Investimento e delle Società di Investimento a Capitale Variabile (le "SICAV", stesso funzionamento, ma sede legale estera) come noi li conosciamo, a questo punto basterà solo sottolineare le principali differenze rispetto a quanto sopra.

Per prima cosa, mentre l' "oggetto" dei gestori di Private Equity è mirato e concentrato su poche attività o settori, i gestori dei Fondi Comuni valutano attentamente e poi acquiscono piccole percentuali di azioni in molte società quotate in tutto il mondo. Ossia non sono interessate a controllarle, accontentandosi in alcuni casi di partecipare e votare nelle loro assemblee. Inoltre queste partecipazioni possono anche essere strategiche, ossia di lungo periodo, ma in molti casi si risolvono in una compravendita più veloce, chiamamola pure "più tattica"  e allo stesso modo permettono a chi acquista le loro quote di poterle poi liquidare in qualsiasi momento. Infine, mentre nel private equity le soglie di accesso sono molto elevate, questo non succede con il cosiddetto "risparmio gestito", in quanto un investimento in questi strumenti finanziari comporta esborsi minimi, affrontabili perciò da una vastissima platea di risparmiatori. Ampia diversificazione, durata libera, e poco denaro necessario per comperarli: eccone spiegato il successo.

Al termine della nostra carrellata sembrerebbe proprio che, nella sterminata famiglia dei Fondi, lo strumento finanziario "best in class" per investire sia stato individuato...ma attenzione! Proprio la quantità smisurata di piattaforme, gestori e di Sicav in circolazione richiede sempre di più l'aiuto di un Consulente Finanziario che, per mestiere, studia la loro composizione e quotidianamente ne riceve informazioni aggiornate. Anche in questo caso insomma il "fai da te" o il classico consiglio di un amico sono pericolosi e possono allontanarci anche parecchio dall' obiettivo finale.

Obiettivo finale, che per i nostri risparmi, potrà trasformarsi nel dulcis in..."fondo"!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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