EMISSION IMPOSSIBLE: C'E' CHI INQUINA... E C'E' CHI SPECULA!

Emission Trading Scheme: per gli amici (pochi) ETS. Chi lo conosce e come funziona? E quanto vale?

Questo mese si intrecciano finanza e ambiente, in quanto ci occupiamo del principale strumento a pagamento studiato dalla UE per contrastare il riscaldamento globale.

Conosciamo i principali imputati, che sono in generale le cosiddette industrie "energivore", comprese le centrali elettriche e termiche e tutto il settore dell’aviazione: questi comparti già dal 2015 sono obbligati da una Direttiva a contabilizzare in tonnellate l'inquinamento che risulta dalle loro produzioni, inteso come combustione del carbone, degli idrocarburi e in generale delle sostanze organiche di Co2, la formula chimica dell'anidride carbonica. Parliamo del 45% delle emissioni prodotte nel nostro continente ma in una riunione di luglio 2021 la Commissione ha proposto un futuro allargamento di questo calcolo anche alle emissioni navali e al comparto auto ed edifici. (nota: ogni anno tale contabilizzazione deve essere certificata da un Organismo di verifica indipendente  ed accreditato).

Ma è solo contabilizzazione? Purtroppo, anzi per fortuna dell'ambiente, si tratta di contabilizzare per poi, in un certo senso, "pagare una penale" per i danni ambientali che vengono causati.

Pagare a chi? E quanto?

Forse entrando nel dettaglio questo meccanismo può essere spiegato meglio, in quanto racchiuso nella sigla ETS si nasconde uno schema di contabilizzazione, di scambio ("trading"), e perciò di valorizzazione, di quanto costa il "permesso di inquinare"

Il sistema "cap and trade" e il prezzo di una quota di inquinamento

Ad ogni operatore che rientri tra i soggetti inquinanti della Direttiva del 2015, l'Unione Europea assegna un “cap” (un tetto) di emissioni di Co2 e conseguentemente un numero massimo di tonnellate a titolo gratuito oppure oneroso attraverso aste pubbliche. In seguito, ogni anno entro il 30 aprile, devono essere restituite un numero di queste quote,  pari alle emissioni prodotte nell’anno precedente: se le emissioni non hanno superato il cap assegnato, l’impresa virtuosa si ritroverà disponibili quote da vendere (trade) sul mercato. Viceversa, se l’azienda avrà emesso oltre il limite assegnato, questa dovrà reperire a sue spese le quote mancanti acquistandole al prezzo di mercato. 

In parole semplicissime, chi deve emettere Co2 nell'aria in eccesso può ancora farlo, ma a caro prezzo.

Ed è proprio nella formazione di questo prezzo "di mercato" che entra in campo prepotentemente la speculazione, in quanto chi ha disponibilità di quote ne decide poi il prezzo di vendita. Durante tutto il 2021 l’ETS europeo ha continuato a crescere e ormai il valore dei crediti di carbonio è quasi triplicato. Il primo gennaio dell'anno scorso il diritto di emettere una tonnellata di anidride carbonica costava all’industria poco più di 33 euro e l'8 dicembre il mercato ha sfiorato quota 90 euro. Il balzo più grosso è arrivato all' inizio di novembre, quando le quote erano ancora sotto i 57 euro/tCO2. Ma già nel corso del 2020 le quote erano salite del 45%.

E a questa speculazione si aggiungono in questi mesi altri fattori contingenti: la ripresa economica post lock-down che ha fatto riprendere le produzioni, i prezzi del gas che sono andati alle stelle, le tensioni con la Russia, che è il nostro principale fornitore energetico, un inverno che si è rivelato più freddo del previsto e il carbone che è tornato di nuovo conveniente rispetto alle energie alternative. Per cui il settore sta facendo incetta di crediti di carbonio. La curva, spiegano gli analisti, punta decisamente verso l’alto e potrebbe sforare quota 100 euro. 

La ciliegina sulla torta l'ha messa il nuovo governo tedesco, con il cancelliere Olaf Scholz che ha contribuito al rialzo dell’ETS europeo promettendo di fissare un prezzo minimo di base nazionale ai crediti di carbonio, pari a 60 euro/tCO2, se il mercato europeo scendesse sotto questa soglia in futuro. 

Cosa augurarsi, un ulteriore rialzo, che significa un bene per l'ambiente, o una discesa, che significherebbe anche prezzi più bassi per chi consuma le energie tradizionali?

Etica e Finanza

Non è questa la sede per prendere posizione o ancora meno  per sollecitarne la sottoscrizione, però un attento Consulente Finanziario non ignora, e non può non segnalare, che sul mercato, perfettamente acquistabili da qualsiasi privato, esistono strumenti finanziari quotati che replicano fedelmente l'andamento di mercato delle quote ETS.

E' etico farlo? Non rispondiamo, anzi...rilanciamo, perchè è comunque utile sapere che (purtroppo...) nel mondo della finanza ci sono comparti su cui investire non sempre va d'accordo con la morale comune.

Non mi credete? Per i più curiosi, che volessero approfondire lo scottante argomento citiamo a puro titolo di esempio il "malefico" B.A.D. INDEX (Betting, Alcohol, Drugs): si occupa delle società quotate che trattano scommesse, giochi d'azzardo on line, casinò, distribuzione di tabacco e bevande alcoliche, produzione e distribuzione di cannabis e altre sostanze stupefacenti ad uso terapeutico, etc... Rendimento medio annuo  dal 2016, circa 16%.

p.s.:

Se dopo averlo comprato vorrete liberarvi dai sensi di colpa, accusate il sottoscritto, che da sempre sostiene che in finanza la prima regola è la diversificazione!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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