FINANZA SOSTENIBILE: ADDIO ALLE ARMI? NON PROPRIO...VOLANO LE WAR STOCKS

Dal giorno dell’invasione russa in Ucraina i titoli dell’industria degli armamenti hanno brillato sui listini internazionali, invertendo una tendenza che li vedeva penalizzatI da molti mesi. 

Questa logica penalizzazione proveniva  dai criteri sempre più stringenti adottati da tutte le Società di gestione, in ossequio alla sensibilità Esg degli investitori e alla appilcazione del Regolamento SFDR - Sustainable Finance Disclosures Regulation - 

In vigore da marzo 2021, il Regolamento SFDR si prefigge infatti di aumentare il livello di trasparenza degli investimenti sostenibili e di consentire agli investitori di confrontare i prodotti finanziari sulla base di criteri armonizzati. In pratica le Società di gestione devono ora distinguere i prodotti che promuovono criteri ambientali e/o sociali (Articolo 8) e quelli che perseguono obiettivi di sostenibilità (Articolo 9) dagli altri prodotti (Articolo 6).

Ma questa regola è davvero applicata? E soprattutto, cosa succede se tipologie di titoli che non dovrebbero comparire nei portafogli, come quelli delle Società che producono o vendono armamenti, cominciano ad accrescere notevolmente il loro valore per cause contingenti?

E' il caso, ad esempio, delle azioni del produttore di difesa francese Thales che sono salite del 29,07% tra il 24 febbraio e il 21 marzo, della britannica BAE Systems che è salita del 14,59% e della svedese Saab a più 59,79%. Anche un gruppo di casa nostra, Leonardo-Finmeccanica, è cresciuto nell'ultimo mese del 47%

Così, sempre in barba agli articoli 8 e 9 di cui sopra, l’invasione ha portato l'operatore  finanziario scandinavo SEB a ritirare parte dei propri limiti sugli investimenti in armi, mentre gli analisti di Citi-Group hanno iniziato a sostenere pubblicamente che alcune norme Esg dovrebbero essere riconsiderate assodato che, secondo recenti dati della testata finanziaria Morningstar, un terzo dei fondi europei rispondenti agli articoli 8 o 9 rivela un’esposizione ad armi e uno su sei utilizza comunque impropriamente le parole chiave “sostenibile” e “responsabile” nella propria dicitura. 

La distinzione fra titolo "tecnologico" tout court e "legato agli armamenti" è in effetti a volte molto sottile in quanto sono numerose le aziende che hanno al loro interno una divisione chiamata, con un eufemismo, di "difesa" e la  maggior parte di queste producono componenti "controversi" ( la definizione è spiegata più avanti) piuttosto che artiglieria specifica.

E' il caso di Safran, gruppo francese di portata internazionale fra i più grandi ed eccellenti fabbricanti di componenti nei segmenti di aeronautica e spazio ( suoi anche i missili nucleari balistici sottomarini francesi),  ma anche di Honeywell International, che ha in catalogo la fabbricazione di innocui termostati per ambiente ma anche di elicotteri militari, o di Airbus, o ancora della inglese BAE Sistems, che progetta e vende indistintamente sistemi aerospaziali civili e di guerra alle maggiori potenze occidentali. Ultimo esempio, ancora più illustre: Rolls-Royce, certo più conosciuta per le automobili, che alimenta anche la flotta di sottomarini nucleari della marina reale britannica con sistemi di propulsione.

Per questo motivo molte Società di gestione non considerano affatto queste aziende come vere produttrici di armi e per sostenere questa tesi si appellano alla definizione di "armi controverse", ossia individuate e bandite dal Trattato di non proliferazione nucleare, dalla Convenzione per le armi biologiche e in seguito anche dalla Convenzioni di Parigi, Ottawa e Oslo (armi chimiche- mine anti persona- bombe a grappolo).

Questo è spesso un giudizio complesso e soggettivo, ci possono essere disaccordi su una società che produce un componente, e se il componente è fondamentale per un’arma controversa, o se il componente ha un uso industriale più ampio. Risultato: gli analisti sulla base degli stessi dati arrivano a conclusioni diverse e molti titoli legati agli armamenti rimangono tranquillamente investibili e nei portafogli delle Società di Gestione.

E il Consulente, come si deve comportare?

Per chi scrive, l'assunto fondamentale è che da sempre la produzione e la vendita di armamenti purtroppo (la sottolineatura è altamente voluta) contribuiscono al PIL e all'indotto economico dei Paesi e ne sono perciò una parte integrante del ciclo economico e della crescita. E' molto importante conoscere e comunicare dove e come verranno impiegati i risparmi dei Clienti ma il Consulente non può fingere che certi settori non esistano.

Diverso è se e quando consigliarlo, per cui, come ad esempio può accadere per altri comparti "borderline" (società legate allo sfruttamento dei lavoratori, al gioco d'azzardo, al rischio ambientale...) la vera discriminante deve essere l'incontro fra  la sensibilità del professionista e quella del suo interlocutore perchè è vero che i soldi di ciascuno di noi sono solo una goccia nel mare se paragonati all'enormità dei mercati finanziari, ma è anche vero che ogni goccia può fare la differenza, e provocare un cambio di mentalità nella produzione di armi o nelle industrie che operano in settori come quello del nucleare e del petrolio.

Di fronte alla domanda: "meglio un rendimento più alto o un mondo migliore?" personalmente non avrei dubbi...e Voi?

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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