I MERCATI E LA PELLE DELL'ORSO: COMPRARE O (S)VENDERE?

L'indice azionario più seguito al mondo, l' S&P500, in questi giorni potrebbe essere ufficialmente entrato in "bear market" (ovvero mercato orso),

una fase contraddistinta da una progressiva diminuzione dei prezzi delle azioni e da aspettative pessimistiche. L'S&P 500 è in calo dI circa il 20% dal record raggiunto il 3 gennaio 2022, e questa notevole percentuale di ribasso ha messo fine ad un periodo molto prolungato di rialzi, di converso identificato come mercato toro o "bull market".

Toro e Orso rappresentano delle vere e proprie allegorie delle fasi di rialzo e di ribasso dei mercati e può anche essere divertente, in apertura, soffermarsi sul perchè di queste definizioni tanto diffuse.

Un pò di storia

Partiamo dalla "mitologia", in quanto l’utilizzo di queste espressioni ispirate al comportamento dei due animali ha una storia plurisecolare con diverse e curiose teorie (e poche certezze) proprio ai confini del mito. 

Una prima spiegazione  - ma forse sarebbe meglio parlare  di una associazione d’idee - è spesso individuata nel modo in cui i due animali conducono il proprio attacco: il toro attacca con le corna in un movimento dal basso verso l’alto, come i prezzi che salgono; l’orso invece colpisce con i suoi artigli per mezzo di movimenti dall’alto verso il basso, come la quotazione di un titolo che scende. In realtà esiste un ancoraggio con la storia perchè al tempo della  Regina Elisabetta Prima (1558–1603), nel neonato Regno Unito, erano in voga spettacoli che oggi definiremmo barbari durante i quali orsi o tori venivano incatenati al centro di un ring: gli si aizzavano contro un branco di cani con i quali erano costretti a combattere, cosicchè orsi e tori utilizzavano le proprie tecniche di assalto. Si chiamavano “bull-beating” o “bear-beating”. Già allora nel Regno Unito si scommetteva su tutto e questi spettacoli erano attorniati da un pubblico che puntava il proprio denaro sui possibili vincitori.

Per citare un' altra spiegazione, può essere utile ricordare che i venditori di pelli d’orso storicamente guadagnavano quando si registrava un calo del valore delle pelli a loro vendute dai cacciatori, in quanto la differenza tra il loro valore di acquisto e quello di vendita - quello che oggi potremmo definire spread - cresceva e con essa il loro profitto. Di qui l'espressione “non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”, di chiara origine anglosassone. Siamo sempre nel 1700 e un romanzo di Daniel Defoe, "The anatomy of Change Alley", descrive le speculazioni di un allora famoso mercato di un vicolo di Londra, l' Exchange Alley, proprio con queste parole: "gli acquirenti del mercato di Alley sono una sorta di venditori di pelli d’orso..."

Sempre Regno unito, sempre diciottesimo secolo, ed ecco che l’espressione orso, in riferimento a un mercato ribassista e quindi potenzialmente speculativo, viene per la prima volta applicata dai giornali alla finanza durante la bolla della South Sea Company. Questa compagnia di navigazione aveva siglato con la Corona inglese un accordo per l’acquisto del debito di guerra britannico (10 milioni di sterline al tempo) in cambio di un interesse annuo ottenuto dallo Stato del 6% e del monopolio del commercio con le colonie spagnole nel Sudamerica. La compagnia forte di questo accordo cominciò ad emettere ingenuamentre e di continuo azioni a prezzi crescenti e di conseguenza quello che definiremmo oggi il rapporto prezzo/utile per azione cominciò a calare fino al crack che coinvolse tutti i suoi azionisti.

(Nota: questa bolla travolse anche gli investimenti di Isaac Newton che nel 1720, lasciando sul campo  20 mila sterline, lamentò: “Posso calcolare i movimenti delle stelle, ma non la follia degli uomini”.) 

Un pò di statistica: orsi e tori, ecco chi ha vinto

I mercati "orso" e "toro" possono essere ciclici o a lungo termine, con i primi che durano diverse settimane o un paio di mesi e i secondi che possono durare diversi anni o addirittura decenni e poichè sono i titoli azionari USA ad avere la serie di dati affidabili più lunga, quasi tutte le rilevazioni si basano sull'andamento degli indici Dow Jones e Standard & Poor 500. 

Il recente calo dell'S&P 500 non ha solo causato un bear market ma fa anche parte di una serie di otto settimane di ribassi, la striscia più lunga dallo scoppio della bolla delle società "punto-com" del 2001. 

Dal 1929, l'indice Dow Jones è entrato in un mercato ribassista 17 volte, e il periodo più lungo è durato 998 giorni, da settembre 1929 a giugno 1932, mentre il mercato ribassista più lungo in tempi recenti è stato di 929 giorni da marzo 2000 a ottobre 2002. Il periodo più breve, di soli 33 giorni, è stato l'ultimo che si è verificato: dal 19 febbraio 2020 al 23 marzo 2020, nei primi mesi della pandemia Covid-19.

In media, i mercati ribassisti provocano un calo di circa il 38%, ma dal 1946 i ribassi sono minori, e con il passare dei decenni sono anche diventati meno frequenti: ce ne sono stati solo cinque dal 1990.

Un'altra analisi che parte dal 1925 individua "solo" 14 fasi di mercato toro da aggiungere all' ultimo iniziato nel 2009 (una fase lunghissima, definita "secolare" e forse agli sgoccioli) ma i risultati mostrano che la durata media di un mercato toro è assai maggiore, ossia di circa 55 mesi.

Sintesi: anche includendo le flessioni, il rendimento medio annuo dello S&P 500 in tutte le decadi dal 1937 al 2021 è stato del 10,57%

Un po' di speranze...e di disciplina

In questi giorni di elevata volatilità è facile e normale che si faccia largo la sensazione che affrontare un mercato orso sia complicato, eppure proprio la lunga storia dei rendimenti azionari ci mostra che non è così. Vivere mercati al ribasso può essere certamente sfiancante e minimizzarne i riflessi anche psicologici sarebbe sciocco, ma questa contingenza non è una battuta d'arresto permanente e non ci deve far dimenticare quali sono i nostri obiettivi finanziari, perchè nemmeno i grandi mercati orso deviano del tutto gli investitori dai loro progetti. 

In queste fasi proprio tenere a mente come operano i mercati serve ad impostare la disciplina necessaria per cogliere i rendimenti di lungo termine, per non lasciarsi trascinare dalle emozioni ed evitare i soliti errori.

Quando gli indici vacillano si potrebbe essere inclini a ridurre pesantemente l’esposizione alle azioni, ma la storia mostra che proprio i forti cali di mercato si sono successivamente dimostrati i momenti migliori per investire e sono proprio le decisioni intraprese durante questi periodi che possono fare la differenza tra il successo e il fallimento degli investimenti. 

Ma come e quando investire se il mercato scende ? 

Due (o tre...) alternative

Sostanzialmente ci sono due metodi per affrontare un mercato al ribasso, o si entra ad intervalli regolari sempre con la medesima somma o si riacquistano i titoli investendo somme sempre più alte negli intervalli in cui la quotazione scende di più. 

Oggi però vi propongo anche una terza soluzione, forse ancora più facile e soprattutto personalizzata. Chiedete come fare al vostro Consulente!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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