ACQUA AZZURRA, ORO BLU

Il business dell'acqua sta diventando un mercato da miliardi di dollari. Con l’aumento della domanda nelle economie emergenti, la lotta agli sprechi e una gestione più efficiente delle riserve, il giro d’affari legato all’oro blu cresce del 5% all’anno, attirando sempre più la finanza.

 L’ “Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” è una lista di 17 obiettivi stilata da 193 Paesi, ed ha l’obiettivo di cancellare entro questa data la povertà e di aumentare il benessere di tutti i Paesi del mondo.

Questa Agenda, al punto 6, si prefigge di garantire a ognuno la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie. Ma quale acqua?

 

Dolce o salata? Numeri impietosi

Grazie agli oceani, che occupano il 71% della superficie terrestre, l'acqua del mare costituisce il 97,5% di tutta l'acqua disponibile sul pianeta, ma è salata, mentre la percentuale di quella dolce, rispetto al totale è solo del 2,5 %.

Inoltre, di questa quantità, ben il 70% è bloccata nei ghiacciai e nelle calotte polari per cui solo il 30% di quel 2.5 %, quindi lo 0.75% del totale, è concentrato nei fiumi, nei laghi, nelle falde acquifere e nell'atmosfera.

Considerando che di questa acqua dolce fruibile almeno il 70% viene utilizzato per l'irrigazione, si capisce come lo stress idrico sia ormai un’emergenza che riguarda oltre due miliardi di persone.

 

Quanta acqua consumiamo? Gli Italiani sul podio

Nel mondo industriale l’accesso all’acqua dolce non è più scontato, il consumo si è sestuplicato a livello mondiale in un secolo.  Con l’aumento della popolazione ed i cambiamenti nei modelli di consumo, i volumi estratti continuano a crescere ad un tasso dell’1% all’anno dal 1980 e, secondo il World Economic Forum, dovrebbe aumentare del 55% entro il 2050.

Anche se nel mondo le disparità del consumo di acqua sono enormi (si passa dai 425 litri al giorno di uno statunitense ai 10 litri di un abitante del Madagascar) secondo il Rapporto Unicef-OMS le stime medie indicano un consumo di 350 litri d’acqua al giorno per una famiglia canadese, di 165 per una europea e di 20 litri per una famiglia africana. Il risultato è che in ben 29 Paesi nel mondo, il 65% di abitanti non ha a disposizione il fabbisogno idrico di acqua

L'Italia, con oltre 400 litri per abitante al giorno, è prima nell'Ue per prelievo di acqua per uso potabile, ma l'erogazione giornaliera per uso potabile è di fatto quantificabile in 220 litri per abitante, a causa delle dispersioni di rete.

 

E quando aumenta la domanda….

L‘altissimo valore attribuito alla risorsa acqua ha portato perfino alla creazione di un termine molto eloquente, "oro blu", e la centralità di questa risorsa è da molto tempo all’attenzione dei Governi: già dal 1993, il 22 marzo di ogni anno, viene celebrata la Giornata Mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite.

La domanda di acqua dolce continuerà a essere superiore all’offerta.

Ed è proprio la crescente richiesta, insieme alla costante diminuzione di acqua a disposizione, che la rende ancora più preziosa. In questo contesto si configura quindi l’idea di investire su un bene che, a tutti gli effetti, è una materia prima al pari di altre. Il funzionamento di base è molto simile a quello che si riserva ad altre materie prime, come per esempio metalli preziosi, gas, greggio e oro. Le aziende su cui si investe sono, però, quelle che si occupano della cosiddetta “catena del valore dell’acqua”, che va dalla sua depurazione fino alla commercializzazione, per uso pubblico o privato.

Qualche esempio interessante?

 

Aziende quotate

A ben cercare, l'elenco è interminabile. Citiamo la svedese Alfa Laval, che ha elaborato una soluzione di desalinizzazione dell’acqua marina, o la finlandese Kemira, che propone un vasto portafoglio tecnologico di soluzioni di trattamento delle acque per ridurne il consumo, o ancora la promettente startup tunisina Kumulus Water, la cui tecnologia replica l’effetto della rugiada e crea acqua potabile captando l’umidità dell’aria. Oppure un gigante come la francesce Veolia Environnement, leader globale dei servizi ambientali, che ha dichiarato di voler triplicare la sua produzione di acqua riciclata entro il 2030 portandola a 3 miliardi di mc, pari al consumo annuo di 54 milioni di persone. Negli Stati Uniti, con un fatturato che si avvicina ai 4 mld. di dollari, Xylem. numero uno al mondo per il trattamento dell'acqua, e Danaher, che ha al suo interno una divisione tecnologica per le strumentazioni che effettuano  monitoraggi delle acque.

 

Fondi ed ETF e… un future

A livello globale, secondo i dati Morningstar, ci sono circa 65 fondi dedicati all’acqua con circa 35 miliardi di dollari di asset in gestione. “È una nicchia che esiste da un po' di tempo e continua a crescere a mano a mano che aumentano le preoccupazioni per la carenza d'acqua causata dai cambiamenti climatici e l'interesse a investire in modi per adattarsi o scongiurarla”, dicono gli esperti del sito.

Non mancano gli ETF che replicano l’andamento dei principali indici, come l’S&P Global Water Index, che comprende 50 società legate all'acqua di tutto il mondo. Le società sono equamente integrate in due gruppi principali: Water Utilities and Infrastructure,  e Water Equipment and Materials.

Addirittura, dato che è un bene scarso, si è deciso di dare all'acqua la stessa attenzione del petrolio e dell'oro con la creazione del “Nasdaq Veles California Index”. Questo è a tutti gli effetti un vero e proprio “future” sull’acqua e misura il prezzo dei diritti al prelievo di acqua nei cinque bacini fluviali più grandi dello stato della California. Le transazioni di queste cinque aree vengono usate come punto di riferimento per i mercati dell'acqua in tutto il mondo, proprio come i futures del greggio Brent e WTI concorrono alla formazione del prezzo per i contratti sul petrolio.

 

Per non fare un buco nell’acqua: istruzioni per l’uso

In chiusura, la solita raccomandazione: quanto scritto sopra non implica alcuna sollecitazione all’investimento. Si tratta di strumenti altamente volatili, ed il modo migliore per approcciarli è sempre quello di rivolgersi al proprio Consulente Finanziario. Per non aggiungere, al rischio finanziario, anche quello di commettere errori di valutazione…


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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