SEDUTI SUL VULCANO?

 SEDUTI SUL VULCANO

Un debito a 14 zeri: alla fine del 2023 il debito mondiale, stime Institute of International Finance, ha superato i trecentomila miliardi di dollari.

Nel blog di questo mese ne prenderemo in esame la fetta più consistente, quella del debito pubblico detenuto dai Governi, stimato a oltre 200.000 miliardi di dollari ed equivalente al 92% del PIL mondiale. (La restante quota è in mano a privati e aziende).

Oltre cinque volte il valore del 2000: mentre nello stesso periodo il Pil globale è aumentato solo di tre volte, un recente rapporto ONU intitolato "Un mondo di debiti" mette in luce questo preoccupante fenomeno. Testualmente si legge in questo rapporto: “un peso crescente per la prosperità globale rende l’accesso dei Paesi in via di sviluppo ai finanziamenti inadeguato e costoso”

 

A cosa serve il debito pubblico

In premessa è giusto subito rimarcare che in assoluto, e anche come definizione, il debito pubblico non è una cosa dannosa, anzi, è uno strumento attraverso il quale uno Stato finanzia la propria spesa pubblica, la crescita e gli investimenti. Prevalentemente basato sull'emissione di titoli di stato a breve, media o lunga scadenza, risulta perciò fondamentale per sostentare l'economia e i servizi ai cittadini.

Nella teoria economica, ma soprattutto nella pratica, può diventare invece un “problema” se viene messo in relazione con la forza produttiva di un Paese, della quale l’indicatore principale è il prodotto interno lordo, il PIL.

Se il rapporto è basso, significa che il PIL è sufficiente a ripagare il debito annuale. Se invece il rapporto rappresenta un grande divario tra debito e PIL, vorrà dire che la produzione non basta a ripagare i debiti e se ne dovranno richiedere altri, aumentando ancora di più il rapporto.

 

Le cause dell’aumento

Succede così che da qualche anno gran parte dei governi e tutti gli economisti sono stati presi di sorpresa. Gli indebitamenti pubblici erano alti anche dopo la crisi finanziaria del 2008, ma allora e per gli anni successivi l’inflazione e i tassi d’interesse erano bassi e in tendenza calante mentre oggi sono elevati e rimarranno tali per parecchio: questo significa che il servizio del debito sarà elevato.

Ci sono poi state delle ragioni contingenti, come la necessità di far fronte alle crisi legate alla pandemia, mentre più strutturali sono ormai i costi del welfare, sempre crescenti, legati al fenomeno dell’innalzamento della vita media delle persone.

Ma non dimentichiamo anche il cambiamento climatico: solo per citare uno studio, la IEA (International Energy Agency) calcola che, per arrivare all’obiettivo del Net Zero nel 2050, l’investimento annuo mondiale dovrà passare da duemila a cinquemila miliardi di dollari nel 2030 e rimanere a quel livello o poco meno fino a metà secolo.

Qualcuno invece pensa che questo aumento sia addirittura pianificato a tavolino e gli economisti più radicali si spingono a parlare di «architettura finanziaria internazionale iniqua» accusando un Sistema che avrebbe scientemente trasformato il debito in un vero e proprio fardello, limitando l’accesso a ulteriori finanziamenti, aumentando il costo per prendere a prestito e che ha portato a svalutazioni monetarie e a un rallentamento della crescita di molti Paesi.

Di conseguenza, i Paesi con un elevato debito pubblico (ovvero con un rapporto debito/Pil superiore al 60%) sono passati dai negli ultimi 10 anni da 22 a 60.

 

La spesa per gli interessi sul debito

Infatti, spesso, ciò che limita la capacità di spesa dei Paesi più indebitati è proprio il pagamento degli interessi sul debito. Nell’ultimo decennio, tali voci di spesa sono andate ad assorbire una quota sempre maggiore delle entrate pubbliche nelle economie in vie di sviluppo, e a tassi di gran lunga superiori rispetto a quelli corrisposti dai Paesi ad alto reddito. Per esempio, gli Stati africani, in media, si indebitano a un tasso che è quattro volte quello americano. E addirittura otto volte al tasso al quale è in grado di indebitarsi la Germania.

Ad oggi ben 46 Stati pagano più del 10% delle loro entrate in interessi sul debito (nel 2010 erano 29). Con conseguente minore capacità di spesa per salute, educazione, protezione sociale

Lo scenario che tracciano le Nazioni Unite, dunque, è quello di Stati costretti a scegliere «se onorare il proprio debito o servire i propri cittadini». Il calcolo parla di 3,3 miliardi di persone che vivono in Paesi nei quali la spesa per gli interessi sul debito è più alta di quella impiegata in salute o istruzione.

Su queste basi e considerando altri parametri, ad esempio The Economist ha calcolato che il conto degli interessi da pagare sarà globalmente attorno al 17% del Pil globale nel 2027: una massa di denaro notevolissima e che in questo modo non può andare alla sanità, alla scuola, ai servizi pubblici, alle infrastrutture.

 

La classifica

Il paese con il rapporto debito/PIL più alto è il Giappone (260%); le cause del forte indebitamente del paese sono da ricercare nella bolla immobiliare scoppiata negli anni ‘90.

Segue la Grecia (170%), anche se il default evitato nel 2009 è ormai un lontano ricordo, tanto che nel 2023 è risultato fra gli stati con la maggiore crescita in Europa.

Poi ci sono due stati africani Sudan (151,1%) ed Eritrea (146,3%), entrambi colpiti da crisi economiche causate dai conflitti interni, e perciò oggetto di isolamento internazionale. (L’ Eritrea è una dittatura capitanata da un presidente non eletto).

Al quinto posto c’è proprio il nostro paese con un rapporto stimato alla fine del 2023 di ca. 143%.

E’ così che con una certa soddisfazione (!) battiamo il Laos (123%) e, al settimo posto troviamo gli Stati Uniti (122%), che meritano comunque un discorso a parte.

Fra le grandi economie, segnaliamo comunque rapporti debito/pil molto elevati anche per Regno Unito e Francia, e tra i Paesi Emergenti, l’indebitamento è in notevole crescita anche in Cina, India e Brasile.

 

Le soluzioni

Nel tempo si sono accavallate molte proposte, varie e anche tecnicamente elaborate.

Una di queste, la Modern Monetary Theory, ha ipotizzato la possibilità per i governi di indebitarsi senza preoccupazioni, emettendo obbligazioni sul mercato primario mentre la Banca Centrale si sarebbe impegnata a comprare quelli già emessi.

Esattamente il contrario della molto criticata «austerità» predicata negli anni scorsi da alcuni governi, Germania ed europei del Nord in testa, e che aveva tra le sue ragioni la necessità di mantenere uno spazio di bilancio e di spesa per i momenti difficili. Oggi questa idea potrebbe rialzare la testa: in questo modo i governi potrebbero ridurre i livelli di debito tagliando le spese e aumentando le tasse.

E poi c’è chi addirittura si spinge a teorizzare la cancellazione del debito mondiale…

Senza arrivare a questo, che avrebbe un effetto dirompente e con conseguenze difficilmente immaginabili, rileviamo comunque che le Organizzazioni Internazionali stanno collaborando per coordinare le misure di riduzione del debito soprattutto per i Paesi più fragili: ad esempio, le Nazioni Unite propongono un meccanismo automatico di “sospensione” del debito per affrontare crisi e povertà nei Paesi più in difficoltà. In caso di necessità, viene consentito l’utilizzo temporaneo di risorse che dovrebbero essere impiegate per il rimborso del debito per finanziare la spesa sociale e contrastare così gli effetti degli shock macroeconomici.

Qualcosa di simile a quello che ha fatto la Banca Mondiale che ha previsto la sospensione del debito in caso di catastrofi naturali.

 

Agire

In un ambiente di tassi d’interesse alti, di debiti elevati, di spese previste e quasi obbligate, il cerchio da chiudere sarà sempre più complicato per molti governi, ma questa situazione è sempre più insostenibile e richiede interventi urgenti per prevenire una crisi finanziaria di proporzioni globali.

Pertanto, è fondamentale che i leader globali si uniscano per affrontare questa crisi del debito, lavorando a una soluzione concertata e tempestiva per trovare soluzioni che riducano il rischio di default e creino un ambiente economico più stabile e prospero per tutti.

 

E…il BTP VALORE? Un paradosso:

Chiudiamo il blog di questo mese, che parla del rischio di esplosione di una bomba finanziaria globale, nel momento esatto in cui si sta concludendo l’ennesimo collocamento record di titoli di stato italiano, con altri interessi crescenti che di qui a sei anni il nostro Ministero dovrà ripagare.

E lo chiudiamo con una domanda: le decine di miliardi di euro che in questi giorni molti risparmiatori stanno sottoscrivendo, serviranno per finanziare la sanità, le infrastrutture, la spesa pubblica, o per rimborsare una piccola parte dei 384 miliardi di titoli già emessi che scadranno quest’anno?

Si, avete letto bene: 384 miliardi di euro di titoli di stato italiani da rimborsare nel 2024…il vulcano fuma, e continuerà a fumare.


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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