BASTA UN POCO DI ZUCCHERO (E DI CACAO, E DI CAFFE’… ) LE MERAVIGLIE FINANZIARIE DELLE SOFT COMMODITIES

Le quotazioni del cacao negli ultimi 18 mesi sono cresciute di 5 volte, superando i 10 mila dollari per tonnellata.

Prendiamo spunto da questo rialzo, e dedichiamo il blog di questo mese proprio alle soft commodities, note anche come commodities agricole, ossia coltivate, nutrite, allevate e prodotte grazie alle risorse naturali. Sono infatti il contrario delle materie prime “dure”, come l’oro e il petrolio, che vengono estratte dal suolo.

Il termine “Commodity”, entrato in uso nella lingua inglese nel 15° secolo, deriva dal francese “commodité”, che alla lettera viene utilizzato per indicare un vantaggio o una convenienza.

Infatti, ormai indispensabili per la vita e il sostentamento quotidiano, anche la finanza, con le borse merci, ne ha fatto un importantissimo segmento operativo.

La loro disponibilità, o la loro mancanza, offre così ai trader l'opportunità di operare anche sul loro prezzo futuro. Questo perché le soft commodities sono soggette a molti rischi che ne influenzano la consegna e che causano incertezza sul prezzo di mercato.

 

Un lungo elenco

Nella famiglia dei prodotti coltivati, o dei loro derivati, la canna da zucchero, il grano, il mais, l’olio di palma, la soia, il riso, sono esempi lampanti di soft commodities ampiamente utilizzate per la produzione e la commercializzazione di alimenti e mangimi.

Bovini, suini e pollame sono esempi di bestiame allevato per la produzione di carne.

Fra i latticini, latte, formaggio e burro sono all’origine di prodotti lattiero-caseari ottenuti da mucche e altri animali.

Infine, sono prodotti "morbidi",  coltivati o prodotti grazie alle risorse naturali, il cotone, lo zucchero, il caffè, il cacao e il succo d’arancia.

A proposito del succo d’arancia, dopo tante repliche televisive del film “Una poltrona per due”, quasi tutti sanno che questa commodity, surgelata, è contrattata a New York, una località tutt’altro che tropicale.

 

Sull’otto volante

L’alta volatilità è quindi la ragione principale per cui si sceglie di operare sul mercato delle soft commodities.

Poiché la produzione è notoriamente imprevedibile, gli operatori che preferiscono i mercati ad alto rischio prediligono questi prodotti, in quanto le fluttuazioni di prezzo offrono anche maggiori opportunità.

Tra i fattori più significativi che influenzano il trading ci sono naturalmente le condizioni meteorologiche: disastri naturali come siccità, inondazioni e uragani possono avere un impatto significativo. Ad esempio, una siccità in una delle principali regioni produttrici di grano può ridurne in pochi mesi l’offerta e causare variazioni drastiche in aumento sui prezzi.

Anche le politiche commerciali, le tariffe e altri regolamenti possono influenzare i prezzi delle soft commodities. Ad esempio, se un paese impone tariffe sulle importazioni di soia, si assiste spesso ad una variazione di domanda ed offerta, che incide sui volumi di scambio, sull’invenduto del paese esportatore, sul deperimento e in definitiva sul suo prezzo finale.

Spesso la volatilità è causata anche dalle fluttuazioni valutarie: I prezzi delle soft commodity sono spesso denominati in dollari USA, e, in rapporto alla forza o alla debolezza del tasso di cambio, le soft commodities risultano più o meno costose per gli acquirenti in altre valute.

Infine, come non parlare degli eventi esogeni: nel 2022 con lo scoppio della guerra tra Ucraina e Russia i prezzi di grano e mais aumentarono rapidamente, in quanto i raccolti ucraini risultarono inferiori della metà rispetto all’anno precedente.

 

Le più performanti (fino ad ora…)

El Niño è un fenomeno climatico periodico, che crea siccità nel Sud-Est Asiatico e piovosità in Sud America, alternandosi a La Niña, che inverte le zone di caldo e di precipitazioni. Negli ultimi anni si estende a zone sempre più estese del pianeta colpendo le rese dei raccolti: è così che il cacao, coltivato per oltre il 50% della produzione globale in Costa D’ Avorio e Ghana, è stato particolarmente colpito dalla produzione. Il risultato, come sopra accennato, è stato dirompente sull’aumento del suo prezzo.

Anche il caffè si trova in una condizione rialzista, accelerata nel mese di aprile scorso dal taglio delle scorte di quasi il 20%. La qualità arabica, praticamente monopolio del Brasile, con la nuova stagione di raccolta alle porte e l’arrivo de La Niña , è ora particolarmente attenzionata .

Cina e India sono i maggiori produttori di cotone. Anche in queste zone, l’anno scorso, le basse rese a causa della siccità hanno portato ad una riduzione della produzione ed all’aumento del prezzo base di oltre il 25%. Ora le cose stanno cambiando, e rapidamente, in quanto dalla fine di marzo stiamo assistendo ad un brusco dietrofront. Il motivo? A scapito di altre soft commodities (grano, soia e mais) è stato deciso di incrementare le aree destinate a questa produzione.

Destino decisamente diverso ha subito recentemente il prezzo dello zucchero, perché il suo ruolo di materia prima non è solo alimentare, ma si estende anche ai carburanti, grazie alla produzione di etanolo. Se il prezzo del petrolio scende, diminuisce anche la convenienza ad acquistare etanolo. Ed è questo che è successo sul finire dell’anno scorso: sfavorito anche da una maggiore produzione di canna, lo zucchero ha ritracciato in pochi mesi del 30%.

 

Come comprarle

Le soft commodities sono negoziate in alcune borse note, come l'Intercontinental Exchange, il Chicago Board of Trade e il Kansas Board of Trade. Tuttavia, non è necessario acquistarle direttamente su una borsa ufficiale, in quanto gli strumenti finanziari a disposizione, anche di noi semplici investitori, sono molteplici.

Partiamo dai contratti futures: queste operazioni sono di solito riservate agli operatori specializzati e alle Trade Companies, e consentono  di acquistare o vendere, sulla carta, una quantità specifica di una soft commodity a un prezzo e a una data predeterminati nel futuro. Questo può essere un utile strumento di copertura contro le fluttuazioni dei prezzi.

Per i risparmiatori invece possono essere utilizzati gli ETF, che replicano direttamente la performance di un indice specifico.

Anche le principali Società di Gestione, attraverso i loro Fondi o Sicav, permettono di approcciarsi a questa asset class, ma con un valore aggiunto: questi fondi sono gestiti da fund manager professionisti e possono fornire un’esposizione più diversificata e attiva,  rispetto all’andamento degli indici. al mercato delle soft commodity.

Per un investimento ancora più diretto, ma anche più rischioso perché più concentrato, ci sono poi  le azioni di società quotate che producono o trattano sotf commodities.

A solo titolo di esempio, e come sempre senza alcuna volontà di sollecitazione all’investimento, in Svizzera è quotata Barry Callebaut AG, che opera  nel settore della trasformazione alimentare. L'Azienda produce in proprio cacao, cioccolato e prodotti dolciari.

Infine, non proprio consigliabile, nulla ci vieta comunque di produrre o detenere, avendo la possibilità di farlo, scorte di prodotti agricoli come grano o mais…

 

Ma soprattutto: quanto comprarne?

Anche se gli investitori con un orizzonte d’investimento più lungo possono essere disposti ad assumersi un rischio maggiore, in cambio di rendimenti potenzialmente più elevati, dobbiamo avere sempre ben presente l’elevata volatilità.

Per cui Il consiglio finale è certamente quello di non abbondare: investire in soft commodities può essere un modo redditizio per diversificare il proprio portafoglio e anche per coprirsi dall’inflazione, ma la percentuale da destinare a questa asset class non deve essere eccessiva.

La dimostrazione di quanto sopra la lasciamo proprio ad un grafico finale.

Prendiamo una materia prima fra le tante, il caffè, e visualizziamo i movimenti di prezzo del suo contratto “future” nell’ultimo mese: (fonte Investing.com)

grafico 1 ms caffè

 

Compriamo? Vendiamo? O ci accontentiamo di una buona tazzina al bar?


Giuseppe Gentili - Personal Advisor

Dott. Giuseppe Gentili

Giuseppe Gentili è un Personal Advisor. Ha ottenuto la certificazione EFPA nel 2012 e dal 1999 è iscritto all'Albo Unico dei Consulenti Finanziari

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