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Rappresentazione visiva dell'articolo: Ahi Ahi A.I.: microchip e borse...quando anche i titoli più brillanti iniziano a tremare.

Intelligenza artificiale e semiconduttori: è finito il boom o siamo davanti a una salutare pausa?

Per diversi anni abbiamo assistito a una delle più spettacolari corse delle Borse mondiali: quella dei titoli legati all’intelligenza artificiale e, più in generale, all’industria dei semiconduttori.

Nvidia, Broadcom, AMD, TSMC, ASML e molte altre società della filiera tecnologica sono diventate protagoniste assolute dei mercati finanziari. Una crescita alimentata da una convinzione apparentemente semplice: l’intelligenza artificiale rappresenta una rivoluzione tecnologica paragonabile, per importanza, agli albori di Internet e alla diffusione dei primi smartphone.

Ma nei mercati finanziari c’è una regola che prima o poi torna sempre a farsi vedere: più forte è stata la salita, maggiore può essere la volatilità, soprattutto quando cambiano le aspettative degli investitori.

Ed è esattamente quello che sta accadendo nelle ultime settimane, perchè ilsettore dei semiconduttori è diventato improvvisamente molto più nervoso. Il Philadelphia Semiconductor Index, uno degli indici di riferimento del comparto, nel momento in cui scriviamo, risulta in calo di oltre il 20% rispetto ai massimi di giugno.

Anche a Wall Street le vendite hanno coinvolto alcuni dei nomi più importanti del settore: il 28 luglio, per esempio, Nvidia ha lasciato sul campo circa l’1,2%, Micron il 6,4% e Intel il 5%, mentre l’indice dei semiconduttori ha ceduto circa il 4%

nella seduta.


E'dunque arrivato il momento di preoccuparsi?

La risposta, a mio avviso, è più articolata, in quanto il problema non è certamente la valenza dell'intelligenza artificiale, ma il prezzo che si paga per comprarla: il primo elemento da comprendere è che una buona azienda non è necessariamente sempre un buon investimento. Se un’impresa ha prospettive straordinarie ma il suo titolo è già salito moltissimo, gli investitori possono iniziare a chiedersi se quelle prospettive siano già state completamente incorporate nei prezzi.

Negli ultimi anni il mercato ha scommesso enormemente sulla crescita dell’intelligenza artificiale, i grandi operatori tecnologici hanno annunciato investimenti giganteschi in data center, server, infrastrutture energetiche e chip sempre più potenti...ora però, alcuni analisti stanno iniziando a porsi una domanda molto semplice: quanto tempo servirà prima che questi enormi investimenti producano ritorni economici altrettanto enormi?

È una domanda legittima: Amazon, Microsoft, Alphabet e Meta stanno destinando decine di miliardi di dollari alla costruzione dell’infrastruttura necessaria per l’AI. Se la crescita dei ricavi derivanti dai nuovi servizi non dovesse procedere abbastanza rapidamente, il mercato potrebbe iniziare a considerare con maggiore attenzione il rapporto tra

investimenti e profitti.

Questo non significa che il "progetto AI" sia destinato a fallire: semplicemente, le aspettative sono diventate talmente elevate che qualsiasi notizia meno positiva del previsto può provocare forti oscillazioni dei prezzi.


Concorrenza, prezzi e tecnologia: Cina vs Corea del Sud

A questo si aggiunge un altro elemento : la concorrenza tecnologica cinese.I recenti progressi delle aziende cinesi nella produzione di semiconduttori e nelle tecnologie necessarie alla loro fabbricazione hanno riacceso il timore che, nel medio periodo, la Cina possa diventare un concorrente sempre più aggressivo nella produzione di chip.

Le notizie sui progressi nella tecnologia litografica cinese hanno contribuito alla pressione sui titoli del comparto, soprattutto negli altri paesi asiatici.

La situazione della Corea del Sud è probabilmente l’esempio più evidente di quanto il mercato dei semiconduttori sia diventato importante.

Nelle ultime giornate di luglio, le più difficili della storia recente del mercato coreano, il KOSPI, il principale indice azionario sudcoreano, ha lasciato sul campo circa il 15% ma il motivo è facilmente comprensibile osservando la composizione dell’indice, in quanto due sole società, Samsung Electronics e SK Hynix, sono diventate autentici giganti

mondiali della memoria e dei semiconduttori utilizzati anche nei sistemi di intelligenza artificiale.

Il 28 luglio entrambe hanno registrato una discesa superiore al 14%, ed il peso enorme di queste aziende sulla composizione dell’indice ha amplificato la correzione di tutto il listino. la Corea del Sud ci offre quindi una lezione importante: quando un mercato è fortemente concentrato su un unico tema d’investimento, la volatilità può diventare molto più elevata.


Ricordando i bei tempi

Un paradosso: la storia recente era stata esattamente quella opposta. La domanda mondiale di memoria ad alta velocità, la cosiddetta HBM (High Bandwidth Memory), indispensabile per alimentare i sistemi di AI, aveva spinto fortemente le quotazioni di Samsung e soprattutto di SK Hynix. Ora il mercato sta semplicemente chiedendo una verifica delle aspettative per il timore che i prezzi dei chip di memoria siano cresciuti troppo velocemente, che la concorrenza cinese possa aumentare e che gli enormi investimenti necessari per costruire nuovi impianti rendano più difficile mantenere gli

attuali livelli di redditività. Sono problemi reali, ma non necessariamente problemi strutturali destinati a cancellare la crescita dell’intero settore.


E il Giappone? Il caso Advantest

Anche Tokyo paga il conto della correzione tecnologica e la sua borsa è stata coinvolta dalla debolezza del comparto.

Il Giappone rappresenta infatti un altro anello fondamentale della catena globale dei semiconduttori, non soltanto per i produttori di chip, ma soprattutto per le aziende che realizzano le macchine e gli strumenti necessari a produrli e

testarli.

Tra i nomi più importanti troviamo Tokyo Electron, Advantest, Lasertec e Kioxia. In una delle recenti sedute di forte correzione, Advantest è scesa di quasi il 6%, Tokyo Electron oltre il 4,5%, Lasertec circa il 6,7%, mentre Kioxia è arrivata a perdere oltre il 15%.

Il caso di Advantest è particolarmente interessante. L’azienda produce apparecchiature utilizzate per il test dei semiconduttori ed è quindi uno dei beneficiari indiretti della crescita dell’intelligenza artificiale: più i chip diventano sofisticati, maggiore è la necessità di testarli. Ma proprio per questo il titolo è diventato molto sensibile alle aspettative sul futuro dell’AI; fino a quando il mercato ha scontato una crescita senza rallentamenti, ha premiato generosamente queste società: ora, con il dubbio che gli investimenti possano rallentare, la correzione è stata violenta.

La classica dinamica delle società “growth”: più alte sono le aspettative, più forte può essere la reazione quando le aspettative vengono ridimensionate


Le prospettive e i numeri (hanno sempre ragione?)

Mentre le Borse stanno correggendo, le prospettive dell’industria dei semiconduttori rimangono, nel complesso, molto positive. Secondo la società di analisi Gartner, il mercato mondiale dei semiconduttori potrebbe superare quest'anno i 1.300 miliardi di dollari, con una crescita annua stimata del 64% e i semiconduttori legati all’intelligenza artificiale rappresenteranno circa il 30% dell’intero mercato.

Ancora più ottimistiche sono le stime di WSTS, l’organizzazione internazionale che monitora il mercato dei semiconduttori, che nella previsione primaverile 2026 aveva indicato un possibile valore complessivo del mercato superiore a 1.500 miliardi di dollari, con una crescita particolarmente forte del comparto delle memorie e della domanda legata a infrastrutture AI.

Questi numeri ci dicono qualcosa di molto importante, perchè la volatilità delle azioni non significa necessariamente che siano peggiorate le prospettive economiche del settore, ma che il mercato sta cercando di capire quanto di questa crescita sia già stato incorporato nel valore delle quotazioni azionarie.


Nvidia, TSMC, Samsung, SK Hynix: il futuro non è uguale per tutti

Quando si parla di “titoli dell’intelligenza artificiale” si tende spesso a mettere tutto nello stesso calderone. Ma la filiera è molto più complessa.

Nvidiaè il simbolo della rivoluzione dei sistemi di calcolo accelerato e delle GPU, TSMC è uno dei principali produttori mondiali di semiconduttori avanzati. Samsung e SK Hynix sono fondamentali nel settore delle memorie, Tokyo Electron e ASML forniscono macchinari indispensabili per la produzione dei chip, Advantest, come abbiamo visto, opera nel segmento dei test...

Sono aziende diverse, con modelli di business diversi e rischi diversi, e questo è un punto fondamentale anche per chi investe, perchè esiste “il titolo AI” in senso generale, bensì una lunga catena industriale, nella quale ogni anello ha caratteristiche proprie. Per questo alcunesocietà possono continuare a crescere grazie alla domanda di infrastrutture AI, mentre altre potrebbero invece risentire maggiormente della concorrenza, dell’aumento dei costi o di un rallentamento degli investimenti. Di conseguenza, in questa fase di ritrovata volatilià, la selezione dei titoli e soprattutto la diversificazione tornano ad avere un’importanza ancora maggiore.


Psicologia e finanza comportamentale

C’è poi un aspetto psicologico che non dobbiamo dimenticare.

Quando un settore sale per anni, gli investitori tendono ad abituarsi alla crescita e si considera "normale" vedere il proprio investimento aumentare del 20%, del 30% o anche molto di più .Poi arriva la correzione, e improvvisamente sembra che sia successo qualcosa di irreparabile...Ma i mercati azionari non funzionano così, le correzioni fanno parte del loro normale funzionamentoe un settore che ha beneficiato di una crescita eccezionale può attraversare, statisticamente, fasi di forte volatilità, anche se la sua storia di lungo periodo rimarrà positiva.

La distorsione nasce quando l’investitore, dopo avere comprato sulla base dell’entusiasmo, vende tutto sulla base della paura, perchè è proprio in questo momento che il rischio di trasformare una perdita temporanea sulla carta in una perdita definitiva diventa concreto.


La vera domanda

Di fronte alla volatilità, la domanda più utile non è necessariamente “di quanto sta scendendo il mio investimento?”, bensì "perché l’ho acquistato? E la ragione per cui ho comprato, è ancora valida?"

Se si è ben pianificato un un portafoglio diversificato, coerente con il proprio orizzonte temporale e con la propria propensione al rischio, una fase di correzione può essere affrontata con maggiore serenità. Al contrario, in presenza di eccessiva concentrazione su pochi titoli tecnologici, magari acquistati durante una lunga fase di rialzo, allora la comparsa della volatilità dovrebbe rappresentare un’occasione per riflettere sulla struttura complessiva dell’investimento.

Ma questo non significa necessariamente necessità di vendere, ma capire se il rischio assunto è ancora coerente con i propri obiettivi.


La lezione più importante: non confondere la volatilità con il fallimento

L’intelligenza artificiale è probabilmente una delle trasformazioni tecnologiche più importanti dei nostri tempi. Ma questo non significa che tutte le aziende che operano nel settore cresceranno allo stesso modo, né che tutti i titoli azionari collegati all’AI saliranno continuamente. La storia dei mercati ci insegna che anche le rivoluzioni più importanti attraversano fasi di entusiasmo, euforia, correzione e successiva selezione.

Potremmo quindi trovarci davanti a una semplice pausa dopo una crescita straordinaria, oppure potremmo assistere a un processo di selezione nel quale alcune società continueranno a prosperare, mentre altre scopriranno di essere state valutate dal mercato in modo troppo ottimistico. Ma è ancora presto per dirlo con certezza: quello che sappiamo, però, è che la domanda di infrastrutture digitali, potenza di calcolo e semiconduttori rimane strutturalmente molto forte e le previsioni sul mercato globale continuano a indicare tassi di crescita importanti.

Vedere un titolo scendere parecchio dopo una lunga corsa può essere psicologicamente difficile da affronatere, ma vendere tutto in preda alla paura raramente rappresenta una strategia d’investimento. I mercati sono fatti di cicli, con momenti in cui prevale l’entusiasmo e altri in cui prevale la paura. La cosa più difficile, ma anche più importante, è

riuscire a non farsi trascinare completamente né dall’uno né dall’altra.

Questo non significa ignorare i rischi. Al contrario, significa affrontarli con metodo.


Un Consulente in aiuto

Un buon consulente non serve quando i mercati salgono, e per spiegare perché stanno salendo non serve tanta competenza. La sua vera utilità emerge soprattutto quando lo scenario si ribalta, per aiutare l’investitore a distinguere tra una normale correzione e un cambiamento strutturale, verificare che il portafoglio sia ancora coerente con gli obiettivi personali e, soprattutto, evitare che una decisione emotiva presa nel momento peggiore comprometta un progetto di lungo periodo.

Perché, alla fine, anche nel mondo velocissimo dell’intelligenza artificiale, c’è una vecchia regola degli investimenti che continua a funzionare benissimo: non è necessario indovinare ogni movimento del mercato. È molto più importante

riuscire a rimanere investiti con una strategia coerente quando il mercato attraversa momenti difficili.

Forse fra qualche anno, guardando indietro a questa estate turbolenta del 2026, potremmo scoprire che quella che oggi sembra una crisi del settore dei semiconduttori era semplicemente una pausa fisiologica all’interno di una trasformazione tecnologica destinata a durare molto più a lungo di quanto

riescano a prevedere i mercati finanziari.

L'intelligenza artificiale può anche avere bisogno di chip sempre più potenti, mentre gli investitori, ogni tanto, hanno bisogno di qualcosa di molto più semplice: un po’ di pazienza.




Il presente articolo ha esclusivamente finalità divulgative e informative e non costituisce in alcun modo una sollecitazione all’investimento, né una raccomandazione ad acquistare o vendere strumenti finanziari.

Le informazioni riportate non tengono conto della situazione finanziaria, degli obiettivi e del profilo di rischio dei singoli investitori.

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