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Rappresentazione visiva dell'articolo: BYE BYE 2025! SONO ARRIVATE LE PAGELLE DEI MERCATI. 

E LE PREVISIONI DEL 2026? CI PROVIAMO...

In base ai dati aggiornati al 27 dicembre 2025, l'anno azionario è stato caratterizzato da una forte divergenza tra i Mercati Emergenti (alcuni dei quali hanno registrato rally eccezionali) e i Mercati Sviluppati più tradizionali, come gli Stati Uniti, che hanno avuto una crescita più contenuta.


Ecco la classifica, arrotondata, delle 10 borse mondiali con il miglior rendimento.

Corea del Sud + 64%, Sudafrica + 58%, Grecia + 64%, Spagna + 53%, Polonia + 52%, Austria + 49%, Messico + 39%,

Italia + 36%, Brasile + 29%, Giappone + 25%.



Breve analisi dei dati e delle tendenze del 2025.

ll dominio della Corea del Sud: Seoul ha guidato la classifica globale grazie a una forte ripresa del settore tecnologico e dei semiconduttori, unita a riforme strutturali sulla governance delle sue società quotate, che hanno attratto massicci capitali esteri.

Il Sudafrica, da sempre un leader globale nell'estrazione di risorse preziose, ha beneficiato quest'anno di investimenti costanti e, dopo un lungo periodo di declino, ha visto rafforzarsi anche la sua valuta, il rand.

A seguire, le sorprese dell'Europa mediterranea e periferica: Spagna e Italia (ma anche il Portogallo, non in classifica ma detentore del premio "economia dell'anno, e la Polonia) hanno sovraperformato gran parte degli altri mercati occidentali. Per l'Italia il traino principale è stato il settore bancario e finanziario, che ha beneficiato di tassi di interesse rimasti favorevoli per la redditività degli istituti.

Altri Paesi Emergenti, come il Messico e il Brasile hanno mostrato grande resilienza, spinti dai prezzi delle materie prime e dal fenomeno del "nearshoring" ossia, lo spostamento delle catene produttive sempre più vicino ai mercati di effettivo consumo.


E i peggiori?

Ci limitiamo alle peggiori cinque piazze.

L'Indonesia è "in testa" con una discesa del -16%. A seguire l' Arabia Saudita che, nonostante la tenuta del prezzo del petrolio, risulta in calo del 15%. Segue la Turchia, a meno 14%, che ha continuato a lottare con l'inflazione e la svalutazione della valuta. Infine, altri due mercati asiatici in difficoltà: le Filippine, a meno 12% e, più o meno con la stessa percentuale, l'India: sebbene la sua economia sia cresciuta, il mercato azionario tecnologico ha faticato rispetto agli anni precedenti.


Stati Uniti: L'anno di Trump

Le tre borse americane non hanno brillato come le prime dieci, ma il bilancio, calcolato in valuta dollaro, non è sicuramente da buttare via. Il merito principale è stato delle aziende tech e A.I.

Il NASDAQ ha guidato la carica anche quest'anno, trainato dalla continua espansione dei titoli legati all'Intelligenza Artificiale, e chiude a + 20% circa; l'indice SP500 è ai massimi, ha registrao numerosi record storici durante l'anno, superando abbondantemente la soglia psicologica dei 6.000 punti. Pure il vecchio Dow Jones rimane solido: anche se con la crescita più contenuta tra i tre, il Dow Jones ha beneficiato della rotazione verso titoli "value" ed energetici, chiudendo l'anno sopra quota 48.000 punti, a + 14%.


Obbligazioni e Materie Prime: una conferma ed un mega rally.

Una breve analisi dei principali indici obbligazionari mondiali, attesta che il 2025 è stato un anno di consolidamento e ripresa per il mercato obbligazionario globale, e quindi caratterizzato da rendimenti positivi dopo il lungo periodo di sofferenza dovuto al rialzo dei tassi degli anni precedenti.

La performance del principale indice (Bloomberg Global Aggregate) registra un + 3%, mentre il rendimento medio dei Titoli di stato a breve termine dell'Eurozona si ferma a + 1,2%. In casa nostra, stabile il rendimento del BTP a 10 anni, 3,5% circa.

Discorso ( e performances) completamente diverse per gli indici dei preziosi e delle materie prime...

Soprattutto l'argento ha registrato una performance eccezionale nel 2025, con incrementi da inizio anno superiori al 150% in dollari, ma anche l'oro ha continuato la sua corsa, con rialzi superiori al 50% e fino a oltre il 70% in alcune rilevazioni rispetto all'inizio dell'anno, trainato daglo acquisti delle banche centrali, soprattutto quelle cinesi e indiane, dalla persistente incertezza geopolitica e dai tagli dei tassi.

Stabili o al ribasso infine il petrolio e le materie prime agricole: nel 2025, il prezzo del petrolio ha mostrato un andamento volatile ma tendenzialmente ribassista, con cali significativi dovuti a un eccesso di offerta e una domanda debole. Dopo un inizio anno instabile, le quotazioni sono scese, con il greggio che ha perso circa il 20% da gennaio, toccando in questi giorni i minimi sotto i 57-58 dollari al barile, nonostante picchi temporanei legati alle note tensioni internazionali.

geopolitiche.


"Previsioni" 2026: opportunità ma anche rischi.

Il mio personale outlook rispecchia una cauta fiducia e una normalizzazione degli scenari finanziari nel prossimo anno, con l'augurio che il 2026 possa segnare un riequilibrio globale di tutte quelle incognite che ci hanno accompagnato nel 2025.

Mentre il 2025 è stato l'anno dell'incertezza post-elettorale e dei dazi, il 2026 si prospetta come l'anno in cui le riforme strutturali e l'integrazione dell'IA inizieranno a produrre utili concreti e diffusi.

La crescita mondiale, secondo il Fondo Monetario Internazionale, sarà vicina al 3%, con l'Italia allo 0,8% grazie alla spinta del PNRR. Una inflazione stabile favorirà i tassi BCE fermi intorno al 2%, portando sollievo a mutui e prestiti. Ci auguriamo tutti Il 2026 segnerà il "riequilibrio" globale.

Sui mercati vincerà la selettività, ma è anche molto probabile che il settore delle innovazioni tecnologiche continui a spingere l'azionario, mentre l'oro resterà un bene rifugio centrale.

In attesa di un riassetto fra Oriente e Occidente, si intravedono, fra i rischi maggiori per le borse, il permanere di tensioni geopolitiche e l'ammontare dei debiti pubblici mondiali, che non sono certo destinati a scendere. E' sempre più urgente trovare una soluzione a questi deficit.


Le borse: ancora bene

Più in dettaglio, a Wall Street gli analisti ipotizzano target ambiziosi, con l'S&P 500 che potrebbe puntare verso quota 8.000 punti. La spinta non arriverà più solo dai "Magnifici 7", ma si allargherà a settori come il manifatturiero e la sanità, grazie all'incremento della produttività indotto dall'intelligenza artificiale e alla stabilizzazione dei dazi.

In Europa le borse europee potrebbero sovraperformare grazie alla ripresa dei consumi interni e a una politica fiscale più espansiva. Si prevede infatti una crescita degli utili delle società quotate superiore al 13%, sostenuta da un euro anch'esso previsto più debole, che favorirà l'export industriale.

Il Giappone, resta ancora una delle piazze preferite dagli investitori internazionali. La cosiddetta "Sanaenomics", in onore del primo ministro, con le sue politiche fiscali proattive e le riforme delle governance societarie continuerà a favorire il ritorno di capitali verso Tokyo, con il Nikkei che punta a nuovi massimi storici.


Il Ruolo della Cina: verso il 15° Piano Quinquennale

Nel 2026, la Cina entrerà ufficialmente nel suo 15° Piano Quinquennale, segnando una svolta decisiva nel suo modello economico. Il suo PIL è previsto in crescita intorno al 4,4% - 4,5%.

E' scritto nel Piano: Pechino abbandonerà definitivamente l'ossessione per i grandi volumi (edilizia e infrastrutture pesanti) per concentrarsi sulla "nuova triade": auto elettriche, batterie al litio e semiconduttori, e anche la sua tradizionale attitudine di produttore a basso costo sarà messa in discussione.

Da "fabbrica del mondo" a "mercato del mondo" è lo slogan: Il governo implementerà incentivi massicci per alzare la quota del consumo privato sul PIL (attualmente al 40%), cercando di emulare i modelli occidentali per ridurre la dipendenza dalle esportazioni.

Gli analisti giudicano positivamente anche il consolidamento delle sue rotte commerciali alternative, per sfuggire alla morsa dei dazi , che hanno reso l'economia più protetta da futuri eventuali shock protezionistici statunitensi.

Anche in questa zona del mondo non mancheranno comunque fattori di rischio: la situazione geopolitica dello Stretto di Taiwan, il debito pubblico difficile da contenere, e le contromosse di Trump sempre dietro l'angolo, richiederanno la consueta dose di abilità ai gestori di tutto il mondo.


Parola d'ordine per il 2026? Sempre quella: nervi saldi e avanti con cautela.

Buon Anno,  e Buoni Investimenti!









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