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Rappresentazione visiva dell'articolo: UNIONE EUROPEA + MERCOSUR: UN MATRIMONIO CHE S'HA DA FARE


Sembrava tutto fatto...

Il 17 gennaio scorso: ad Asunciòn, la capitale del Paraguay dopo oltre un quarto di secolo, l'Ue aveva siglato l'accordo commerciale con il Mercosur (acronimo di Mercado Común del Sur), blocco che comprende Uruguay, Paraguay, Argentina e Brasile, più il Venezuela sospeso dal 2016, e la Bolivia in via di adesione: attualmente un mercato di oltre 700 milioni di persone e circa un quarto del Pil mondiale. Fra l'altro, l'intesa era avvenuta in un luogo simbolico, ovvero l’anfiteatro del Banco Central del Paraguay, dove nacque nel 1991 il Mercosur.


Cosa prevede l'accordo

Non solo un trattato commerciale, ma un'intesa globale con clausole politiche su diritti umani, Stato di diritto, parità di genere, cooperazione contro il crimine organizzato e impegni vincolanti sull'ambiente e la lotta alla deforestazione.

Sul piano economico l'intesa prevede una progressiva riduzione delle tariffe molto elevate oggi in vigore nei Paesi Mercosur: fino al 35% per il vino, al 28% per i formaggi e il 35% sulle automobili.

La Commissione stima che l'accordo potrà sostenere circa mezzo milione di posti di lavoro nell'Ue legati alle esportazioni e porterà a una crescita dell'economia ed export, con particolare beneficio "per le piccole e medie imprese e il settore agroalimentare di qualità".


Un pò di storia

L’accordo commerciale tra UE e Mercosur è stato negoziato per oltre vent’anni e ha raggiunto un’intesa politica solamente nel 2019 dopo più di quaranta round negoziali.

Negli ultimi anni era stato al centro di delicate trattative internazionali, in particolare con l’Unione Europea (UE), con l’obiettivo di creare una delle aree di libero scambio più grandi al mondo ed il percorso è stato tortuoso, sia per divergenze economiche sia per crescenti preoccupazioni ambientali e politiche.

C'erano tre principali nodi irrisolti:

In primis, diversi paesi europei, in particolare Francia, Irlanda e Austria, sollevavano forti critiche sulle politiche ambientali del Brasile, soprattutto in relazione alla deforestazione amazzonica, temendo che un aumento delle esportazioni agricole dal Sud America potesse aggravare il problema.

Poi l'’industria agricola europea temeva la concorrenza dei produttori sudamericani, mentre le imprese del Mercosur erano a chiedere protezioni temporanee per i loro settori manifatturieri, meno competitivi rispetto agli standard europei.

Infine politiche interne, perchè i cambi di governo nei paesi sudamericani (in particolare in Argentina e Brasile) avevano più volte rallentato o riaperto il processo negoziale.


L'accelerazione e l'intesa finale

Nel 2024, la spinta politica all’accordo prese vigore. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva dichiarava la ratifica "una priorità strategica", mentre la Commissione Europea e la presidenza spagnola dell’UE si mostrarono disponibili a un compromesso e il il 3 settembre 2025 venne presentato il testo finale dello storico accordo di libero scambio .

L’intesa è stata perciò approvata lo scorso 17 gennaio, con il voto della maggioranza qualificata dei Paesi membri, ma anche con la presenza di alcuni voti contrari come Francia e Polonia, Austria e Ungheria, e il Belgio che si è astenuto, per cui i 27 Paesi europei hanno confermato l'accordo, ma con clausola di salvaguardia, introducendo una sorta di soglia oltre la quale scatteranno le indagini, soprattutto sui prodotti agricoli sensibili, per evitare possibili turbative al mercato.


I benefici economici attesi: Commercio e PIL

Dal punto di vista macroeconomico, l’accordo promette vantaggi significativi per entrambe le aree.

Per i paesi del Mercosur è previsto un sensibile aumento dell’export verso l’UE: le loro esportazioni potrebbero crescere del +30% nei primi 5 anni, trainate da prodotti agricoli (soia, carne bovina, vino) e materie prime.

Riguardo all' incremento del PIL: le stime della Banca Interamericana di Sviluppo indicano un potenziale aumento complessivo tra lo 0,5% e l' 1% annuo nel medio termine.

Benefici ai paesi sudamericani arriveranno, sull'import, attraverso una maggiore diversificazione economica ed una spinta alla modernizzazione industriale, frutto dell'accesso alle tecnologie europee

Per l’Unione Europea, l’eliminazione di gran parte dei dazi (fino al 90% delle voci tariffarie) permetterà un risparmio doganale complessivo stimato in oltre 4 miliardi di euro l’anno per le imprese esportatrici.

Si prevede una crescita delle esportazioni europee verso il Mercosur del +25%, in particolare nei settori automobilistico, farmaceutico e dei macchinari.

In quanto all' "effetto PIL" studi della Commissione Europea stimano un impatto positivo iniziale di circa +0,1%s u su base annuale, un incremento che può sembrare modesto, ma strategico per la competitività globale della nostra Unione.


L’Italia nel contesto del Mercosur: opportunità e sfide

Per il nostro paese, il blocco Mercosur rappresenta una grande opportunità commerciale ancora parzialmente inespresso. L’interscambio complessivo con i paesi del blocco è attualmente intorno ai 10 miliardi di euro annui, una cifra destinata perciò a crescere.

Fra i settori italiani più favoriti, naturalmente la meccanica e i macchinari industriali: siamo fra i principali esportatori mondiali di macchinari per l’agroindustria e la manifattura, settori in forte espansione soprattutto in Brasile e in Argentina.

Per l'automotive, i ricambi e la componentistica, soprattutto il Brasile ospita impianti produttivi di importanti marchi italiani, e la riduzione dei dazi favorirebbe queste catene di valore.

Da non dimenticare anche la moda, il design, e tutto il nostro "made in Italy", che rafforzeranno la presenza nei mercati urbani ad alta crescita, come San Paolo, Buenos Aires e Montevideo.

Infine energia e green economy: la transizione energetica in corso in Sud America (biocarburanti, energia solare ed eolica) apre grandi spazi per le imprese italiane dell’energia e dell’ingegneria ambientale.

Secondo una simulazione del Centro Studi Confindustria, l’impatto per l’Italia potrebbe equivalere a un aumento del PIL compreso tra lo 0,15% e lo 0,2% nel medio periodo (entro 5 anni dalla piena applicazione dell’accordo). In valore assoluto, si tratta di circa 2,5–3 miliardi di euro annui di valore aggiunto, una quota rilevante per un mercato extraeuropeo.

Non mancano però le sfide.

Tra le principali, concorrenza agricola sudamericana: alcune produzioni italiane (in particolare carni e cereali) temono l’arrivo di prodotti a basso costo dal Brasile e dall’Argentina e gli standard ambientali e sanitari, soprattutto il rispetto di quelli europei, in materia di pesticidi e tracciabilità alimentare, è ancora un nodo aperto.


21 gennaio: il rinvio ...

Così, anche per i motivi di cui sopra, il 21 gennaio il Parlamento Europeo è stato "costretto" ad approvare il rinvio della decisione finale alla Corte di giustizia dell’Unione Europea, una decisione che è stata accolta dalle grida di gioia degli agricoltori riuniti a Strasburgo, che il giorno prima, in migliaia, avevano partecipato a una manifestazione di protesta in città.

I deputati europei hanno approvato il rinvio con 334 voti a favore, 324 contrari e undici astensioni, e l'esito della votazione potrebbe bloccare l’entrata in vigore del trattato con il blocco latino-americano per mesi, anche se la Commissione europea avrebbe la possibilità di applicarlo in via provvisoria.

In merito, l'esecutivo europeo ha espresso “profonda delusione”.

Grande sostenitore dell’accordo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito “deplorevole” la decisione del parlamento europeo, invitando la Commissione ad applicarlo “a titolo provvisorio”, mentre il governo francese, invece, l’ha accolta con favore con gli 81 deputati francesi tutti impegnati a votare per il rinvio alla corte di giustizia.


Firma finale: sarà un punto a favore dell'Europa?

Da quanto sopra, è chiaro che le considerazioni di carattere nazionale hanno influito sull’esito della votazione più di quelle di appartenenza ai vari schieramenti dei partiti europei.

Perciò, la conclusione di questo blog non può che contenere una riflessione anche geopolitica: in un contesto di crescente rivalità fra Stati Uniti e Cina, e di ribilanciamenti continui delle principali economie mondiali, rafforzare i legami con il Sud America, parole del tedesco Weber, capogruppo del Ppe, potrebbe rivelarsi "una mossa anti-Trump".

Fra l'altro i sostenitori del trattato sottolineavano proprio la necessità di adottare l’accordo il più rapidamente possibile, in un momento in cui il presidente statunitense Donald Trump minaccia dazi aggiuntivi, poi fortunatamente rinnegati, contro vari stati europei per la questione groenlandese.

Per questo, anche se l'accordo a oggi rimane complesso e in fase di negoziazione finale, la sfida non è solo quella della sua firma, ma poi assicurarsi che esso sia sostenibile, equo e vantaggioso per entrambe lesponde dell’Atlantico.

Se i negoziati andranno a buon fine, il Mercosur potrebbe finalmente trasformarsi da promessa incompiuta a pilastro stabile della nuova economia globale.





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